8.292 km²
L’Area di Conservazione di Ngorongoro è uno dei luoghi più affascinanti e complessi dell’intero continente africano. Situata nel nord della Tanzania, tra il Parco del Serengeti e il Lago Manyara, questa vasta area protetta è un autentico scrigno di biodiversità, storia umana e cultura tribale. Qui, il visitatore non si limita a osservare la fauna selvaggia: cammina su suoli antichi che raccontano l’evoluzione dell’uomo, incontra i popoli che ancora vivono in armonia con la natura e si immerge in paesaggi che sembrano usciti da un sogno primordiale.
Dichiarata PATRIMONIO MONDIALE DELL’UMANITÀ (UNESCO 1978) e INTERNATIONAL BIOSPHERE RESERVE (1981), l’Area di Conservazione di Ngorongoro è un raro esempio di convivenza tra conservazione ambientale e presenza umana. Un luogo unico dove natura, storia e cultura si incontrano. L’Area di Conservazione di Ngorongoro rappresenta un ecosistema dinamico dove le esigenze di conservazione della fauna si intrecciano con la cultura del popolo Maasai e la storia geologica e archeologica. All’interno dei suoi confini convivono leoni, elefanti, bufali, iene e rinoceronti neri, ma anche villaggi umani, campi coltivati e i resti fossili di alcuni dei più antichi antenati dell’uomo. È uno di quei rari luoghi dove natura, passato e presente si fondono in modo armonico.
L’area situata a nord-ovest della città di Arusha, a est del Parco Nazionale del Serengeti e ad ovest della scarpata occidentale della Great Rift Valley, si estende per 8.300 km² e comprende, oltre al famoso Cratere di Ngorongoro (2.200 m) da cui prende il nome, diversi altri vulcani spenti: l’Oldeani (3.216 m), il Makarot (3.107 m), l’Olmoti (3.100 m), il Loolmalasin (3.648 m) e l’Empakaai (3.262 m).
Queste strutture vulcaniche si sono formate circa 20 milioni di anni fa, in seguito a numerose e violente eruzioni strettamente collegate alla formazione della Great Rift Valley. Il Cratere di Ngorongoro è considerato la caldera intatta più grande al mondo con un diametro di 19 km e una profondità di 600 metri. Grazie alle variazioni del clima, del terreno e dell’altitudine, il paesaggio offre, oltre ai crateri vulcanici, una grande molteplicità di habitat ed ecosistemi sovrapposti: dune di sabbia, foreste pluviali, pianure erbose, altopiani montani, savane, laghi, fiumi e paludi. L’area comprende, anche, l’importantissimo sito archeologico della Gola di Olduvai. Conosciuta come “culla dell’umanità”, è il luogo dove sono stati rinvenuti i resti di alcuni ominidi risalenti a circa 2 milioni di anni fa e svariati fossili di animali risalenti all’età della pietra. L’area è gestita dalla Ngorongoro Conservation Area Authority che, a differenza dell’ente TANAPA (società che governa i parchi naturali della Tanzania), consente la presenza di insediamenti tradizionali da parte di etnie autoctone come i Masai, contestualmente alla salvaguardia delle risorse naturali e della fauna selvatica.
L’area si raggiunge facilmente da Arusha con un viaggio in jeep, attraversando la scenografica Great Rift Valley. Viene solitamente inserita nei tour del Northern Safari Circuit, uno degli itinerari più celebri per chi desidera vivere un’esperienza completa.
Il nostro tour operator per safari in Tanzania spesso include tappe nel Serengeti, nel Cratere di Ngorongoro e nell’area archeologica della Gola di Olduvai. I viaggi possono durare da cinque a dieci giorni, spesso combinati con soggiorni nei lodge all’interno della Ngorongoro Conservation Area.
Olduvai, che deriva dal termine Maasai “Oldupai” (pianta di sisal selvatica tipica della zona), è un luogo molto particolare e importante. La gola, profonda quasi 90 metri con un’estensione di circa 50 km, lungo la Great Rift Valley, è uno dei siti di paleoantropologia più importanti al mondo. Gli strati geologici della gola e i ritrovamenti effettuati, prima dal professor Wilhelm Kattwinkle e, successivamente, dal paleontologo Louis Leakey e la moglie Mary Leakey, hanno illuminato il lungo percorso evolutivo dell’uomo. Gli ominidi identificati nella zona della Gola di Olduvai sono Australopithecus boisei, Homo habilis, Homo erectus e Homo sapiens. Oltre ai resti umani, sono stati portati alla luce numerosi fossili, strumenti di pietra e scheletri di molti animali estinti, attualmente custoditi nell’omonimo museo. Nel 1972, a circa 40 km dalla gola, vennero scoperte sempre da Mary Leakey le famose “orme di Laetoli”: impronte fossili perfettamente conservate e lasciate da ominidi, nella cenere vulcanica, 3 milioni e mezzo di anni fa. Oggi è possibile visitare il museo della gola e fare una passeggiata guidata nei luoghi degli scavi. Per chi ama la storia e l’archeologia, questa tappa è imperdibile e dà un senso completamente diverso al concetto di “safari”.
L’Area di Conservazione di Ngorongoro è unica nel suo genere perché consente la coesistenza tra fauna selvatica e popolazioni umane. I Maasai vivono all’interno dell’area protetta, portando avanti una vita basata sulla pastorizia e sul rispetto del territorio. È possibile visitare i loro villaggi, partecipare a incontri culturali, conoscere tradizioni millenarie e comprendere come funziona la gestione condivisa delle risorse. Questo modello è oggi studiato anche a livello internazionale per la sua efficacia nella tutela della biodiversità.
L’area ospita numerosi ecosistemi: foreste montane, savane erbose, zone paludose e laghi alcalini. Dal punto di vista naturalistico, è un’area molto importante per la conservazione perché ospita e protegge alcune specie a rischio di estinzione come il rinoceronte nero. Nella riserva vivono circa 30.000 grandi mammiferi, tra cui gnu, giraffe, zebre, gazzelle, antilopi, bufali, ippopotami, elefanti, babbuini, leoni, leopardi, iene, serval, sciacalli, ghepardi e licaoni.
Oltre a questa fauna stanziale, nei mesi da dicembre a marzo, le praterie a nord ospitano la Grande Migrazione degli gnu e delle zebre che, in prossimità del Lago Ndutu e del Lago Masek, danno alla luce i loro cuccioli. Cliccate qui per scoprire i nostri safari in Tanzania la Grande Migrazione.
Nell’Area di Conservazione di Ngorongoro sono presenti quasi 400 specie di uccelli, alcune residenti come aquile, avvoltoi, buceri e struzzi, e altre migratrici come cicogne e rondini. Migliaia di fenicotteri minori si possono osservare, soprattutto tra novembre e aprile, intorno al Lago di Ndutu e ai laghi dei crateri di Ngorongoro e di Empakkai.
All’interno dell’Area di Conservazione di Ngorongoro, ogni tappa racconta una parte diversa del legame profondo tra la natura, l’uomo e il tempo. Tra le attrazioni principali spicca senza dubbio la Gola di Olduvai, considerata uno dei siti archeologici più importanti al mondo. Qui, oltre alla visita al museo, è possibile immergersi nella storia dell’evoluzione umana percorrendo i sentieri che hanno restituito al mondo i resti di alcuni dei primi ominidi. L’esperienza è intensa e istruttiva, adatta sia agli appassionati di scienza sia ai semplici curiosi che vogliono dare un volto alla preistoria.
Un altro elemento distintivo del territorio è la presenza dei villaggi Masai, piccoli insediamenti tradizionali dove è possibile entrare in contatto diretto con la cultura e le abitudini di questo popolo ancestrale. I Maasai che parlano il “Maa”, termine da cui deriva il loro nome, sono un popolo semi nomade di origine nilotica con una doppia anima di guerrieri coraggiosi e allevatori transumanti di mucche, capre e pecore. Oggi, circa 100.000 Maasai vivono nell’area protetta di Ngorongoro e si prendono cura del loro bestiame senza danneggiare la fauna selvatica. Da sempre si sono opposti a qualsiasi cambiamento e, per questo, attualmente vivono ancora come secoli fa. I piccoli villaggi in cui vivono sono di forma circolare con un recinto di rovi, al centro, in cui ricondurre il bestiame al tramonto. Tutt’intorno, sorgono capanne di paglia e letame essiccato dove vivono numerose persone e vitelli appena nati.
I Masai sono facilmente riconoscibili perché indossano lo “Shuka”: il tradizionale abito che consiste, essenzialmente, in un drappo dai colori sgargianti, con una netta predominanza del rosso. Questo è il colore simbolo della loro cultura perché si crede che il rosso possa tenere lontano i leoni. Sia gli uomini che le donne si cospargono il corpo con ocra e grasso animale e si adornano con vistosi monili di perline colorate e disegni che simboleggiano il clan di appartenenza e lo status sociale. Di norma, ai piedi, portano i sandali, incuranti di qualsiasi tipo di terreno sul quale possano camminare. La società Maasai è fortemente patriarcale e basata sull’età. Solo gli uomini ricoprono i ruoli più importanti, mentre le donne hanno ruoli marginali e non godono di diritti ereditari. La scelta dei matrimoni spetta agli anziani ed è diffusa la poligamia. I bambini stanno molto a cuore a tutti i membri del villaggio che si occupano, indistintamente, della loro educazione e della loro crescita. Presto i maschietti imparano a badare al bestiame e le bambine a svolgere faccende domestiche, apprendendo cerimonie e usanze che segnano il passaggio dall’infanzia all’età adulta. Il percorso della vita degli uomini è segnato da tappe di rituali particolari, il primo dei quali prevede la circoncisione. Seguono i passaggi di giovane guerriero, guerriero adulto, anziano di grado inferiore e superiore: ciascuno di questi livelli è caratterizzato da specifici diritti, responsabilità e abbigliamento. La religione è monoteista, ma i Maasai considerano sacro l’ambiente che li circonda. La fonte maggiore di sussistenza deriva soprattutto dal gregge: latte, carne, sangue. La ricchezza, di conseguenza, viene misurata in base al bestiame che si possiede e, anche, al numero di bambini: più animali e figli si hanno, più si è ricchi. Una peculiarità delle usanze Masai è quella di vedere nell’atto di sputare un simbolismo sacro e una forma di rispetto. I membri di questa tribù sputano per salutare i propri amici, convalidare gli affari o augurare buona fortuna. Visitare un Maasai Boma significa comprendere il significato del vivere in simbiosi con l’ambiente, osservando la quotidianità di una comunità che ha saputo adattarsi e resistere senza perdere la propria identità.
Infine, non si può dimenticare la meraviglia assoluta del Cratere di Ngorongoro, un luogo iconico dove è possibile avvistare i “Big Five” africani in un solo giorno. Questo cratere, che un tempo era un vulcano attivo, oggi ospita uno degli ecosistemi più densamente popolati da animali selvatici. La sua forma a caldera lo rende un teatro naturale per fotografie indimenticabili e momenti di pura meraviglia.
Esplorare l’Area di Conservazione di Ngorongoro non significa solo osservare paesaggi e animali, ma vivere esperienze autentiche che stimolano i sensi e arricchiscono la mente, come visitare i crateri di Empakaai e Olmoti o i laghi di Masek e Ndutu.
Il Cratere di Empakaai è Il secondo cratere più grande della Ngorongoro Conservation Area. L’antica caldera ha un diametro di circa 6 km e, per circa metà, è occupata da un bellissimo lago color verde smeraldo che attira fenicotteri e altri uccelli acquatici. Si può visitare esclusivamente a piedi, accompagnati da un ranger armato: il percorso, ben tenuto, si snoda lungo il bordo orientale e attraversa la lussureggiante foresta montana che riveste, interamente, le pareti del cratere. Dal bordo, i visitatori possono ammirare il cono vulcanico di Ol Doinyo Lengai, il Lago Natron e, in una limpida giornata, persino il Kilimanjaro innevato. La discesa sul fondo del cratere, ripida ma decisamente panoramica, presenta numerose possibilità di avvistare la fauna selvatica, tra cui bufali, iene, scimmie blu, elefanti e una grande varietà di uccelli.
Il Cratere di Olmoti, il cui nome significa “pentola” in lingua Masai, è una caldera sommersa poco profonda che si trova a nord del Cratere di Ngorongoro e a sud del Cratere di Empakaai. I dintorni lussureggianti e le numerose fonti d’acqua offrono fertili pascoli, sia per il bestiame dei Maasai che per la fauna selvatica. È possibile effettuare una breve escursione, con un ranger armato, alle suggestive cascate di Munge che alimentano il Lago Magadi, nel Cratere di Ngorongoro.
Il Lago Ndutu e, a breve distanza, il Lago Masek fanno parte della Ngorongoro Conservation Area e costituiscono una tappa fondamentale della Grande Migrazione. Ogni anno, da dicembre a marzo, la transumanza delle grandi mandrie di erbivori offre uno scenario incredibile. Gli animali, alla perenne ricerca di acqua e di pascoli per la sopravvivenza, raggiungono, dopo un estenuante viaggio, questa zona che, con l’arrivo delle piogge, regala loro praterie lussureggianti di erba bassa e ricca di minerali. Mandrie di gnu e di zebre vi sostano per alcuni mesi e, a febbraio, partoriscono migliaia di cuccioli che attirano predatori come ghepardi, leoni e iene. Le attività proposte nell’area permettono di entrare in connessione profonda con ciò che si visita, rendendo il viaggio qualcosa di molto più coinvolgente di un semplice safari fotografico. Tra le esperienze più apprezzate ci sono i game drive, ovvero i safari in fuoristrada, sia nel cratere che nelle aree circostanti. Queste escursioni permettono di avvistare una varietà straordinaria di animali in libertà: dalle mandrie di zebre e gnu che attraversano la savana, ai branchi di leoni che si nascondono tra l’erba alta, fino agli elefanti che si muovono silenziosi tra le acacie. Chi è appassionato di storia può partecipare a una visita guidata alla Gola di Olduvai, dove archeologi e guide locali raccontano il valore scientifico e simbolico dei ritrovamenti. Entrare nel piccolo museo della gola, osservare i reperti e camminare nei pressi delle zone di scavo offre un’emozione unica, quella di trovarsi davvero nei luoghi in cui tutto è cominciato. Molto toccanti anche gli incontri culturali con le comunità Masai, che aprono le porte dei loro villaggi per mostrare con orgoglio usanze, danze, abiti tradizionali e sistemi di allevamento. Il rispetto reciproco e l’ascolto attivo rendono queste esperienze momenti di scambio umano veri, intensi, lontani da qualsiasi folklore forzato. Infine, la zona è perfetta per chi ama la fotografia paesaggistica e archeologica. I contrasti cromatici tra cielo, crateri e savane, la presenza di animali iconici, e la luce dorata che avvolge le colline all’alba o al tramonto, regalano scatti che restano impressi non solo sulla fotocamera, ma anche nella memoria.
La stagione secca (giugno-ottobre) è la più adatta per gli avvistamenti, grazie alla vegetazione più bassa e alle piste in condizioni ottimali. Chi cerca invece paesaggi più verdi e meno affollamento può scegliere la stagione delle piogge, tra dicembre e marzo, periodo ideale per osservare i primi nati degli erbivori e godere anche di un’atmosfera più intima.
Perfetta per gli amanti della natura, della storia e dell’avventura, l’Area di Conservazione di Ngorongoro è ideale per chi vuole unire safari e cultura, esplorare le radici dell’umanità e vivere un’esperienza fuori dai circuiti più battuti.
Non è un viaggio qualunque, ma una scoperta profonda del legame tra uomo e ambiente. I migliori safari in Tanzania partono proprio da qui.
Visitare l’Area di Conservazione di Ngorongoro non significa solo osservare la fauna africana. Significa immergersi in un racconto millenario, camminare accanto alle prime tracce dell’uomo, ascoltare la voce dei popoli antichi che ancora oggi abitano queste terre.
È un viaggio nel tempo e nello spazio, tra crateri, altopiani e culture che resistono. Un’esperienza capace di lasciare un’impronta profonda e autentica nella memoria di ogni viaggiatore.









































